L'approdo delle forze politiche su TikTok ha suscitato reazioni contrastanti, ma dietro questa mossa apparentemente disperata si cela una strategia di marketing ben definita. La presenza su piattaforme social come TikTok non riguarda solo l'acquisizione di visibilità, ma si inserisce in un processo complesso di influenza dell'opinione pubblica che si articola in tre fasi: awareness, familiarity e favorability. La prima fase, l'awareness, è cruciale per far emergere un bisogno latente nel pubblico, mentre la familiarity aiuta a consolidare la presenza di un'opzione nella mente degli elettori. Solo in seguito si può lavorare sulla favorability, la simpatia e l'affinità verso un candidato o un partito.
Il problema principale risiede nell'errata applicazione di queste fasi da parte delle forze politiche. Molti partiti, già noti al pubblico, continuano a investire in awareness anziché concentrarsi sulla favorability, mentre altri trascurano la costruzione di una base solida di potenziali elettori. Inoltre, la comunicazione spesso sottovaluta l'intelligenza del pubblico giovane, risultando in una strategia che non riesce a cogliere appieno le dinamiche di engagement della Generazione Z.
Nonostante le critiche, la presenza su TikTok offre un'opportunità unica per raggiungere un pubblico disaffezionato al voto. Anche se la strategia non rivoluzionerà le urne, potrebbe influire su una piccola ma significativa fetta di elettori. L'importante è evitare di polarizzare troppo il messaggio e mantenere un tono accessibile e simpatico, che possa attrarre anche chi inizialmente non era interessato alla politica. In definitiva, la sfida è costruire un'audience che, se ben gestita, può diventare un asset prezioso per il futuro.
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Politici su TikTok: mossa suicida o strategia vincente? Scopri il dietro le quinte della comunicazione politica digitale.