ONLINE SAFETY ACT FALLITO: Londra ammette che non "protegge" i bambini e vuole allargarlo... #1609

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69 milioni di verifiche dell'età e nessun risultato. Lo ammette il regolatore britannico. E l'Europa copia la ricetta.
Nove mesi di obblighi e 69 milioni di verifiche dell'età nel solo secondo semestre 2025: secondo il primo rapporto obbligatorio di Ofcom, pubblicato il 22 ottobre, la quota di minori esposti a contenuti dannosi non ha registrato "nessun cambiamento significativo". L'Online Safety Act, legge britannica dal 2023 e operativo sui minori dal 25 luglio 2025, prevede multe fino a 18 milioni di sterline o al 10% del fatturato globale. Impone inoltre ai siti per adulti verifiche "altamente efficaci": documento, stima dell'età tramite selfie o conferma bancaria. Gli effetti collaterali sono arrivati subito. Le iscrizioni a ProtonVPN sono cresciute del 1400%, le VPN hanno scalato gli store e il traffico britannico di Pornhub è calato del 47% in due settimane, secondo SimilarWeb. Su X e Reddit, segnala l'Electronic Frontier Foundation, sono finiti dietro il controllo dell'età perfino i post di cronaca sulle guerre a Gaza e in Ucraina. Sono arrivate anche le prime multe pesanti: 800 mila sterline a Kick Online Entertainment e 1,35 milioni a 8579 LLC. Apple ha adattato iOS 26.4 per verificare l'età tramite carta di credito o patente. Eppure a maggio il 73% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni dichiarava di aver incontrato contenuti dannosi nelle quattro settimane precedenti.

Davanti al fallimento, Ofcom propone di allungare la lista: tra i contenuti da tenere lontani dai minori dovrebbero entrare anche quelli sulla depressione e quelli che deridono le persone per il loro corpo. Il governo britannico ha già annunciato il divieto dei social sotto i 16 anni dalla prossima primavera, con WhatsApp e Signal per ora esclusi. Il precedente australiano dice già come andrà. Dal 10 dicembre 2025 Canberra ha spento quasi 5 milioni di account di minori, ma dopo tre mesi, per ammissione dello stesso regolatore, oltre l'80% dei ragazzi usa ancora Instagram, TikTok o Snapchat. L'Europa intanto replica lo schema: il 17 settembre la Commissione ha proposto il Kids Act, con soglie a 13, 15 e 18 anni. In Italia l'AGCOM ha oscurato il 26 marzo i primi siti porno senza verifica dell'età, salvo vedersi annullare in parte la delibera dal TAR del Lazio il 7 aprile. Il paradosso tocca soprattutto i temi più delicati. Per rispettare il divieto al minor costo, le piattaforme nasconderanno qualsiasi contenuto che parli di depressione. Così un quindicenne che a mezzanotte cerca aiuto rischia di trovare un muro proprio dove servirebbe sostegno.

Albert Hirschman, nelle sue "retoriche dell'intransigenza", chiamava "futilità" l'argomento del "tanto non cambia niente", tipico di chi si oppone alle riforme e quindi da guardare con sospetto. Qui però a scriverlo non sono i lobbisti né il cognato scettico al pranzo della domenica, ma il regolatore stesso, su carta intestata. A quel punto smette di essere retorica e diventa un bilancio. Per capire perché la lista si allunga lo stesso, serve il concetto di "panico morale" coniato da Stanley Cohen dopo gli scontri tra mods e rockers a Clacton, nella Pasqua del 1964. La stampa amplifica una minaccia, politici ed esperti la cavalcano, si ripescano rimedi vecchi. E quando i dati dicono che il rimedio non funziona, li si legge come prova che il male era più grande del previsto. È lo stesso meccanismo del buttafuori che controlla migliaia di documenti mentre tutti entrano dalla porta sul retro, e del gestore che risponde assumendone un secondo. Nel frattempo resta fuori la venticinquenne che sembra minorenne.

Ogni verifica è una transazione, e qualcuno la incassa: chi vende i sistemi di controllo, chi gestisce i sistemi operativi. Le misure che funzionano non le vende nessuno e non muovono contatori. Sono i controlli parentali presenti da quindici anni sui dispositivi e quasi mai attivati, l'educazione digitale a scuola, i limiti alle funzionalità che creano dipendenza. Allargare una norma che fallisce serve soprattutto a chi l'ha scritta, per esibire un numero e dire "qualcosa abbiamo fatto". Il prezzo lo pagano diritti e libertà che con lo scopo della legge non hanno nulla a che fare.