Renato Schifani, presidente della regione Sicilia, e il suo team si trovano al centro di una polemica dopo aver pubblicato un post su Facebook evidentemente generato da ChatGPT. Il post, inizialmente lasciato con l'intestazione del suggerimento dell'intelligenza artificiale, è stato rapidamente sostituito, ma non abbastanza velocemente da evitare la critica. Questo incidente mette in luce non solo la sciatteria nella gestione della comunicazione istituzionale, ma anche un problema più ampio: l'uso di strumenti come ChatGPT in contesti che richiederebbero un approccio più strategico e personalizzato.
La questione non è tanto l'uso di ChatGPT in sé, quanto piuttosto l'approccio superficiale alla comunicazione. In un mondo in cui la comunicazione di crisi richiede precisione e strategia, affidarsi a un'intelligenza artificiale senza un'adeguata revisione umana può essere rischioso. Tuttavia, ChatGPT dimostra di poter superare molti professionisti del settore, soprattutto quelli con poca esperienza. Questo solleva interrogativi su come le aspettative nei confronti dei professionisti della comunicazione debbano evolversi, considerando che un'intelligenza artificiale può produrre contenuti di qualità comparabile o addirittura superiore.
L'episodio sottolinea l'importanza di una comunicazione che sia parte di un disegno più ampio, un mosaico in cui ogni messaggio contribuisce a un obiettivo complessivo. La gestione della comunicazione come semplice "tappabuchi" per problemi emergenti è inadeguata, e l'affidamento a ChatGPT dovrebbe essere visto come un supporto temporaneo, non come una soluzione permanente. L'incidente di Schifani è un esempio di come la tecnologia possa essere un alleato, ma solo se utilizzata con attenzione e integrata in una strategia comunicativa ben definita.
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ChatGPT è un valido sostituto dei professionisti della comunicazione? Scopri come un post su Facebook ha scatenato il dibattito.