TROPPA PRIVACY PER APPLE: la multa di 100M da parte dell'Antitrust #1510

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In questa Puntata

Apple è stata multata dall'antitrust italiano per 98,6 milioni di euro a causa della funzione App Tracking Transparency, accusata di creare un vantaggio competitivo sleale. La questione solleva il dibattito sul bilanciamento tra privacy degli utenti e concorrenza, mettendo in luce le strategie delle big tech e le sfide regolamentari in un mercato globale sempre più frammentato.
Nell'episodio, ho affrontato il recente caso in cui l'autorità garante per la concorrenza e il mercato italiana ha multato Apple per quasi 100 milioni di euro. La sanzione riguarda l'uso della funzione App Tracking Transparency (ATT), che impone agli sviluppatori di terze parti di ottenere un consenso esplicito per tracciare gli utenti. Tuttavia, secondo l'antitrust, Apple applica regole di privacy più restrittive ai concorrenti rispetto a sé stessa, creando un vantaggio sleale.

Questo caso è un esempio della strategia di Apple del "walled garden", un ecosistema chiuso dove l'azienda controlla ogni aspetto, giustificando tutto in nome di sicurezza e privacy. Apple sfrutta l'effetto alone, dove la percezione positiva di un tratto si estende a tutto il brand, per presentarsi come paladina della privacy, mentre le implicazioni anticoncorrenziali vengono trascurate dagli utenti.

La difesa di Apple accusa la decisione di favorire i data broker esterni, una classica inversione della narrativa. Il concetto di "cattura del regolatore", teorizzato da Stigler, viene evocato per descrivere come le agenzie di regolamentazione possano essere influenzate dalle industrie che dovrebbero controllare.

La questione si inserisce in un contesto più ampio di guerra regolamentare, dove la normativa europea come il Digital Markets Act (DMA) cerca di regolamentare l'uso delle applicazioni e dei servizi, rischiando però di frammentare ulteriormente l'esperienza globale di Internet.

In questo scenario, la privacy e la concorrenza diventano strumenti di potere, con il rischio che la protezione della privacy si trasformi in una clava per mantenere il dominio di mercato. La vera libertà risiede non solo nella possibilità di dire no al tracciamento, ma anche nella possibilità di scegliere tra diverse app e modelli di business.

La lezione morale è chiara: ogni strumento di tutela, se posto nelle mani sbagliate, può diventare uno strumento di controllo. La privacy, nata come scudo, rischia di diventare una prigione dorata. Il caso di Apple è emblematico di come il bilanciamento tra protezione della privacy e concorrenza sia un gioco complesso, con implicazioni profonde per l'intero ecosistema digitale.