La recente sanzione comminata dall'Agcom a Cloudflare ha sollevato un polverone di discussioni, spesso mal indirizzate verso concetti come la libertà di parola o la pirateria. Tuttavia, il cuore della questione è un altro: l'inottemperanza a un ordine del giudice. Cloudflare, un colosso delle infrastrutture digitali, è stato sanzionato non per ospitare contenuti pirata, ma per non aver rispettato ordini di blocco emessi dall'autorità, simile a quanto accaduto a Telegram in Francia. La normativa italiana anti-pirateria, la legge Pezzotto, estende gli obblighi di cooperazione a tutti i fornitori di servizi che facilitano l'accesso a contenuti illegali. Questo non è un problema nuovo; la legge numero 93 del 2023 era già stata discussa e prevedeva conseguenze per chi non si fosse conformato agli ordini giudiziari.
Cloudflare offre servizi come DNS pubblici e CDN, che secondo Agcom, vengono utilizzati per aggirare i blocchi DNS imposti agli operatori telefonici italiani. La sanzione non è solo una questione di mancato rispetto della legge, ma rappresenta un attacco alla neutralità tecnica di Internet. La decisione di Cloudflare di non ottemperare agli ordini del giudice ha stabilito un precedente pericoloso, spostando il pendolo verso una censura preventiva. Questo fenomeno, noto come "Slippery Slope", può portare a conseguenze disastrose, in cui ogni azione giustificata può innescare una serie di eventi a catena.
L'infrastruttura di Internet, da sempre percepita come un tubo neutrale, viene messa in discussione. La sanzione italiana potrebbe essere seguita da altre simili in Europa, a causa dei poteri concessi dal DMA e DSA all'Agcom. La paura delle sanzioni potrebbe scoraggiare l'innovazione e limitare la libertà di espressione, spingendo le aziende a diventare poliziotti della rete. Questo scenario potrebbe portare alla balkanizzazione di Internet, con fornitori di infrastrutture costretti ad applicare policy differenziate per ogni nazione.
La responsabilità di un sistema complesso come Internet è distribuita e incolpare solo l'infrastruttura è una semplificazione pericolosa. Tuttavia, l'inottemperanza agli ordini del giudice rende Cloudflare e simili vulnerabili alle normative che li trattano come conniventi. La vera battaglia non è tra major e pirati, ma riguarda l'anima stessa di Internet: un luogo di libertà anarchica o un ambiente commerciale regolato. Le decisioni attuali spingono verso quest'ultima opzione, trasformando Internet in un ambiente commerciale regolamentato e sicuro.
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La sanzione inflitta dall'Agcom a Cloudflare non riguarda la libertà di parola o la pirateria, ma l'inottemperanza a un ordine giudiziario. La nuova normativa italiana anti-pirateria colpisce chi controlla le infrastrutture digitali, imponendo obblighi di cooperazione. La sanzione evidenzia il rischio di trasformare la neutralità tecnica di Internet in un campo di battaglia legale e politico, con potenziali ripercussioni sulla libertà digitale e sulla struttura stessa della rete.