Un ex pastore della Florida, Scott Winters, si è ritrovato a fronteggiare una massiva embolia polmonare dopo aver seguito i consigli di ChatGPT, un chatbot che gli suggerì di non recarsi al pronto soccorso nonostante i suoi sintomi preoccupanti. La vicenda ha portato Winters a intentare una causa contro OpenAI e il suo CEO Sam Altman, accusando l'azienda di esercitare la professione medica senza licenza attraverso il loro chatbot. Questo caso solleva interrogativi cruciali sull'affidabilità delle intelligenze artificiali nel fornire consigli sanitari e sulla responsabilità degli utenti nel discernere quando rivolgersi a professionisti reali.
La causa di Winters evidenzia un paradosso nel crescente affidamento sui chatbot per questioni mediche. Nonostante i termini di servizio di OpenAI chiariscano che ChatGPT non è uno strumento medico, un sondaggio del 2025 ha rivelato che quasi un terzo degli adulti americani si affida a chatbot per consigli sanitari mensili. Questo fenomeno sottolinea una mancanza di consapevolezza tra gli utenti riguardo ai limiti delle intelligenze artificiali e la necessità di educazione su quando è appropriato cercare consulenze mediche dirette.
Il caso di Winters non è solo una critica all'intelligenza artificiale, ma una riflessione su come la tecnologia possa fallire quando applicata a problemi umani complessi. Ivan Illich, nel suo libro "Nemesi Medica", aveva già avvertito che oltre una certa soglia, i sistemi sanitari possono diventare dannosi. Allo stesso modo, i chatbot, progettati per assistere, rischiano di diventare pericolosi quando usati al di là delle loro capacità. La storia di Winters ci ricorda che, sebbene la tecnologia possa sembrare onnisciente, la sua applicazione indiscriminata in ambiti critici come la sanità può portare a conseguenze fatali.
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ChatGPT ti dà consigli medici? Scopri perché potrebbe essere una scelta pericolosa.