Il Pentagono annuncia una diretta streaming dell'esecuzione di Nidal Hassan, ex maggiore e psichiatra dell'esercito americano, condannato per aver ucciso 13 persone nel 2009. Questa decisione segna la prima esecuzione militare pubblica dal 1961 e solleva interrogativi su quale piattaforma ospiterà l'evento. Le implicazioni etiche e legali sono enormi: mentre l'ONU denuncia la mossa come una violazione dei diritti umani, le piattaforme social si trovano a dover decidere se trasmettere o meno un evento di tale portata.
Le piattaforme come YouTube, Meta, Twitch e TikTok sono state interpellate, ma nessuna ha confermato la trasmissione. TikTok ha richiamato le sue regole sui contenuti scioccanti, mentre Kik ha dichiarato che l'evento violerebbe le sue linee guida. Tuttavia, la storia di Kik, che ha ospitato eventi altrettanto controversi, mette in dubbio la coerenza di queste posizioni. La questione centrale è se le regole delle piattaforme valgono anche quando è il governo degli Stati Uniti a richiedere la trasmissione.
La trasmissione di un'esecuzione pubblica riporta alla memoria le cupe feste della punizione di cui parlava Foucault nel suo "Sorvegliare e punire". All'epoca, il patibolo era una rappresentazione del potere statale, oggi la diretta streaming potrebbe trasformare un'esecuzione in un evento mediatico globale. Questo solleva domande su chi controlla la narrativa e le conseguenze di una tale esposizione mediatica. Mentre il Pentagono cerca di mostrare le conseguenze delle azioni di Hassan, la diretta potrebbe trasformarlo in un martire per alcuni, complicando ulteriormente il messaggio che si intende trasmettere.
In questa Puntata
UPDATE: DOPO la registrazione del video (succede) Trump ha annunciato che l'esecuzione di Nidal Hasan NON sarà trasmessa in streaming: la fucilazione resta in calendario, ma senza diretta. I problemi di cui parliamo però restano tutti, e la discussione vale lo stesso! Il Pentagono trasmetterà in diretta un'esecuzione: rivoluzione mediatica o ritorno alla barbarie?