Il recente blackout del circuito di POS Nexi ha svelato le fragilità nascoste dietro le infrastrutture digitali su cui si basa la nostra quotidianità. Nonostante le normative come NIS2 mirino a garantire la resilienza delle reti, un semplice errore umano durante i lavori di installazione del gas ha dimostrato quanto sia vulnerabile il sistema. Il problema, infatti, non risiede solo nella mancanza di connessioni ridondate, ma anche nella complessità delle infrastrutture gestite da provider esterni come Worldline, che spesso sfuggono al controllo diretto delle aziende.
Episodi simili si verificano anche in altre realtà, dove la ridondanza teorica si scontra con la pratica. Un data center a Milano, ad esempio, ha scoperto che le sue due connessioni indipendenti, teoricamente separate, confluivano nello stesso cavo, rendendo vano l'investimento in sicurezza. Questa situazione è nota come "schiacciamento dell'anello", un problema che evidenzia la discrepanza tra le procedure scritte e la loro implementazione sul campo. Gli operatori di servizi cloud e telefonici si trovano spesso a dover gestire queste incongruenze, cercando di ottenere una trasparenza che i provider non sempre possono garantire.
La lezione è chiara: la sicurezza delle infrastrutture digitali non si limita alla carta, ma richiede un controllo costante e una verifica rigorosa delle implementazioni. Tuttavia, il livello di incertezza rimane elevato, poiché le variabili in gioco sono numerose e spesso fuori dalla portata delle aziende stesse. Questo scenario invita a una riflessione più profonda su come gestire e mitigare i rischi in un mondo sempre più dipendente dalle tecnologie digitali.
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Quando un cavo tranciato può mettere in ginocchio il sistema: scopri il dietro le quinte del blackout dei POS in Italia.