Il nuovo finanziamento di 13 miliardi di dollari di Antropic segna un punto di svolta per la società, ma sono le modifiche alle privacy policy e ai termini di servizio a sollevare le maggiori preoccupazioni. Da fine agosto, gli utenti devono compiere un opt-out per impedire che i loro dati e le opere generate siano utilizzati per il riaddestramento del software. Un cambiamento radicale rispetto alla precedente politica di Antropic, che si distingueva per non riutilizzare i dati degli utenti. Ora, il consenso diventa indispensabile e la durata di conservazione dei dati si estende da 30 giorni a 5 anni.
Questa trasformazione avvicina Antropic ai modelli di business di altre piattaforme, come ChatGPT, che già integrano l'uso dei dati per il training delle loro IA. Tuttavia, Antropic introduce un pop-up bloccante che obbliga l'utente a prendere una decisione esplicita, una mossa che, sebbene possa sembrare invasiva, garantisce maggiore trasparenza rispetto ad altre piattaforme dove l'opt-out è spesso nascosto. La trasparenza diventa così un elemento cruciale, in linea con i principi dell'AI Act, che richiede alle aziende di essere chiare sui training set utilizzati.
Per gli artisti e le case discografiche, la questione del copyright diventa sempre più intricata. Le nuove tecnologie di intelligenza artificiale generativa offrono opportunità, ma anche rischi legati all'uso non autorizzato di opere protette. La possibilità di utilizzare la voce di un artista per addestrare software generativi, ad esempio, apre nuovi scenari di guadagno, ma solleva anche questioni etiche e legali. Gli artisti devono essere particolarmente attenti ai contratti che firmano, assicurandosi che qualsiasi utilizzo dei loro diritti avvenga con consapevolezza e compensazione adeguata.
🎙️ Ospite: Lucia Maggi, avvocata esperta in diritti delle nuove tecnologie e copyright
In questa Puntata
Antropic cambia le carte in tavola: cosa significa per artisti e creativi l'aggiornamento delle policy sulla privacy?