Negli ultimi anni, le politiche di sicurezza degli Stati Uniti hanno subito una trasformazione significativa, con proposte che puntano a rendere obbligatoria la raccolta di dati personali e social per i viaggiatori del programma ESTA. Questo programma permette ai cittadini di paesi selezionati, tra cui l'Italia, di entrare negli Stati Uniti senza visto per un massimo di 90 giorni. In passato, la condivisione di tali informazioni era facoltativa, ma ora si prospetta di renderla obbligatoria, alla pari del possesso di un passaporto.
La lista dei dati richiesti è vasta e preoccupante: numeri di telefono degli ultimi cinque anni, indirizzi email degli ultimi dieci anni, indirizzi IP, metadati delle foto, mappature familiari e persino dati biometrici come impronte digitali e riconoscimento facciale. Tali dati verrebbero analizzati attraverso algoritmi di intelligenza artificiale, simili a quelli già utilizzati per i richiedenti di visto, ma ora applicati anche ai turisti.
Questa raccolta massiva di dati solleva diverse problematiche. Innanzitutto, la creazione di un grande database rappresenta un bersaglio per potenziali attacchi informatici, mettendo a rischio la privacy di milioni di persone. Inoltre, l'analisi di queste informazioni attraverso algoritmi opachi potrebbe portare a decisioni arbitrarie su chi è considerato un rischio per la sicurezza. Questo potrebbe indurre un chilling effect, dove le persone limitano la propria libertà di espressione per paura che le loro azioni passate possano influenzare il loro ingresso nel paese.
La questione non riguarda solo la tecnologia, ma tocca i diritti fondamentali e ridefinisce il rapporto tra individuo e Stato. Il viaggiatore, da ospite, diventa un sospetto, la cui vita digitale è scrutinata come prerequisito per l'ingresso. Questa politica potrebbe creare un precedente pericoloso a livello internazionale, incoraggiando altri paesi a implementare misure simili, abbassando ulteriormente il livello di privacy globale.
Infine, la creazione di un database così esteso potrebbe avere conseguenze geopolitiche disastrose in caso di violazione, trasformando un semplice data breach in un evento di rilevanza internazionale. È fondamentale riflettere su quanto siamo disposti a sacrificare della nostra privacy per un viaggio e considerare le implicazioni a lungo termine di tali politiche.
In questa Puntata
Gli Stati Uniti stanno valutando di rendere obbligatoria per i viaggiatori del programma ESTA la raccolta di dati personali e social, inclusi dati biometrici, per motivi di sicurezza. Questo cambiamento solleva preoccupazioni significative sulla privacy e sui diritti fondamentali, poiché la creazione di un vasto database di dati sensibili potrebbe portare a violazioni della privacy e a un controllo statale eccessivo.