BANNARE CALIBRI: la nuova battaglia politico tipografica contro i WOKE #1507

Ciao Internet su Ciao Internet con Matteo Flora del 15.12.2025

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In questa Puntata

Il Dipartimento di Stato americano, guidato dal Segretario Mark Rubio, ha deciso di abbandonare il font Calibri in favore del Times New Roman per motivi di decoro e professionalità. Questa scelta, apparentemente banale, è in realtà una mossa politica che riflette la volontà di smantellare le politiche di diversità e inclusione dell'amministrazione precedente. La decisione è un esempio di come anche le questioni di design possano diventare terreno di scontro ideologico.
Oggi parliamo di una guerra inaspettata, quella dei font. Il Segretario di Stato americano, Mark Rubio, ha ordinato ai diplomatici di smettere di usare il font Calibri, introdotto dal suo predecessore Anthony Blinken nel 2023 per migliorare l'accessibilità, e di tornare al classico Times New Roman. Questa decisione, apparentemente legata al decoro e alla professionalità, è in realtà una mossa politica. Calibri, essendo un font sans serif, era stato scelto per facilitare la lettura soprattutto per chi ha disabilità visive o dislessie. Tuttavia, la sua rimozione è parte di un piano più ampio per smantellare le politiche di diversità, equità e inclusione, viste dalla destra conservatrice come contrarie alla meritocrazia.

La scelta del font diventa così un atto politico, un segnale di rottura con le politiche precedenti. È un esempio di signaling, un modo per comunicare all'elettorato che si sta smantellando tutto ciò che rappresentava l'amministrazione precedente. La decisione ignora volutamente le evidenze tecniche che avevano portato alla scelta di Calibri, preferendo una motivazione soggettiva come il decoro, a scapito della competenza tecnica.

Questa crisi, creata ad arte, è una polemica a costo zero che sposta l'attenzione e compatta la base elettorale su un tema facile da vendere. Tuttavia, crea un precedente pericoloso: le decisioni tecnologiche e di design della pubblica amministrazione potrebbero essere prese sulla base di affiliazioni politiche piuttosto che di efficienza o accessibilità. La guerra dei font dimostra come le battaglie culturali si combattano sempre più su un terreno simbolico. Un semplice cambio di font può avere un impatto comunicativo altissimo, dimostrando come la tecnologia non sia mai neutrale.

La scelta di un font diventa così un'estensione della propaganda politica, erodendo l'idea di un servizio pubblico neutrale. Questo fenomeno, che può sembrare una barzelletta, è in realtà la colonizzazione della politica in ogni aspetto della nostra vita, anche quelli che consideravamo puramente tecnici o estetici. È importante guardare sotto la superficie delle decisioni, perché spesso le scelte apparentemente insignificanti nascondono cambi di paradigma più grandi.