Vincenzo Schettini, noto professore di fisica e influencer con milioni di follower, è al centro di una tempesta mediatica dopo essere stato accusato di utilizzare i suoi studenti minorenni come strumenti per manipolare l'algoritmo dei social media. Le accuse includono la coercizione degli studenti a partecipare alle sue live su YouTube, promettendo voti in cambio di interazioni online. Un'analisi dettagliata di 255 live rivela pratiche che sollevano interrogativi etici sul confine tra il ruolo educativo e l'attività di content creator.
La gestione della crisi da parte di Schettini è stata ampiamente criticata. Invece di affrontare direttamente le accuse, ha adottato strategie difensive che includono gaslighting, omissioni strategiche e vittimismo armato. Questo approccio ha solo peggiorato la situazione, portando a ulteriori indagini giornalistiche e a un crescente malcontento pubblico. Il caso evidenzia la necessità di regole chiare per i docenti influencer, che devono separare nettamente l'insegnamento dall'intrattenimento digitale.
L'episodio mette in luce anche una questione più ampia: la dipendenza del sistema mediatico dalle gogne pubbliche per far emergere problemi sistemici. La mancanza di accountability e la polarizzazione delle opinioni online complicano ulteriormente la gestione delle crisi reputazionali. In un contesto dove la manipolazione della realtà diventa una difesa comune, la trasparenza e l'assunzione di responsabilità rimangono le chiavi per risolvere efficacemente i conflitti.
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Un professore usa i suoi studenti per aumentare i follower e promette voti in cambio di like? Scopri il caso Schettini.