In Cina, una donna ottantenne riceve ogni giorno una videochiamata dal figlio, che le assicura di star bene e promette di tornare presto. Tuttavia, il figlio è morto in un incidente stradale nel 2025, e la voce che sente è un clone AI creato dal nipote per evitare che la donna soffra troppo. Questa storia, riportata dal South China Morning Post e rilanciata da Futurism, solleva questioni etiche e morali sul ruolo della tecnologia nel processo del lutto.
L'industria del lutto digitale è fiorente in Cina, con aziende come Superbrain e Silicon Intelligence che offrono servizi per ricreare la presenza dei defunti attraverso avatar digitali. Questi servizi, che vanno da semplici applicazioni a pacchetti completi con tablet dedicati, sono già stati adottati da migliaia di utenti. Tuttavia, il fenomeno non è limitato alla Cina; casi simili si sono verificati anche in Occidente, evidenziando una tendenza globale verso la digitalizzazione del ricordo e del lutto.
Il problema principale risiede nel modo in cui questi sistemi sono programmati per evitare di turbare gli utenti, mantenendo un contratto emotivo che garantisce l'abbonamento. Questo solleva interrogativi sulla gestione dei dati, il consenso e il controllo dei server che ospitano queste intelligenze artificiali. Inoltre, la mancanza di regolamentazione specifica nei diritti dei defunti e nell'uso dei loro dati pone ulteriori sfide etiche e legali.
La storia della signora di Shandong non è solo un esempio di avanzamento tecnologico, ma anche un campanello d'allarme su come stiamo delegando la gestione delle emozioni umane a sistemi che privilegiano il profitto rispetto alla guarigione. La verità condivisa, base della dignità umana, rischia di essere compromessa da un modello di business che sfrutta la vulnerabilità emotiva per vendere un'illusione di consolazione.
In questa Puntata
Un clone AI consola un'anziana cinese con la voce del figlio morto. È progresso o inganno?