Mele Gatti, storica azienda del settore alimentare, finisce nell'occhio del ciclone per un post su Facebook che ha scatenato un'ondata di critiche. L'immagine, che mostrava due persone sotto le lenzuola con il messaggio "ama il prossimo come te stesso, basta che sia figo e dell'altro sesso", è stata percepita come omofoba e non inclusiva. In un contesto in cui l'inclusione sociale è un tema caldo, l'azienda ha cercato di correggere il tiro modificando il post, ma il tentativo è apparso maldestro e tardivo.
La situazione si complica ulteriormente con un comunicato di Mele Gatti che attribuisce la responsabilità dell'incidente a un'agenzia esterna, sollevata immediatamente dall'incarico. Questa mossa, però, solleva dubbi sulla gestione dei canali social dell'azienda e sulla mancanza di un controllo editoriale interno. Il tentativo di scaricare la colpa all'agenzia esterna non fa altro che evidenziare la debolezza nella catena di comando e la superficialità nella gestione della comunicazione online.
Il colpo di scena arriva quando Giorgio Serafini, direttore commerciale e marketing di Mele Gatti, commenta positivamente il comunicato aziendale senza rivelare il suo ruolo. Questo comportamento solleva ulteriori critiche, evidenziando la mancanza di trasparenza e l'ingenuità nel pensare che gli utenti non avrebbero scoperto la sua identità. L'intera vicenda sottolinea l'importanza di una gestione attenta e inclusiva della comunicazione, soprattutto in un'era in cui ogni passo falso può diventare virale e danneggiare seriamente la reputazione di un brand.
In questa Puntata
"Quando il marketing diventa un boomerang: il caso Mele Gatti e il post che non doveva essere pubblicato."