Il termine "sharenting" nasce dalla fusione di "share" (condividere) e "parenting" (essere genitori) e descrive la pratica sempre più diffusa di condividere immagini e informazioni sui propri figli sui social media. Tuttavia, questa abitudine apparentemente innocua solleva serie preoccupazioni sulla privacy e la sicurezza dei minori. In molti casi, le immagini pubblicate dai genitori possono essere utilizzate da terzi per scopi inappropriati o addirittura pericolosi, esponendo i bambini a rischi evitabili.
In un recente comunicato, il Garante della Privacy ha richiamato l'attenzione dei media sull'importanza di proteggere l'identità dei minori, soprattutto in situazioni tragiche. La pubblicazione di immagini di bambini sui giornali e sui social media dovrebbe essere limitata a casi in cui è strettamente necessario, come nel caso di bambini scomparsi. Tuttavia, il problema spesso inizia in casa, con genitori che inconsapevolmente espongono i loro figli a rischi pubblicando immagini sui loro profili social.
La questione si complica ulteriormente quando i minori, crescendo, potrebbero non apprezzare la presenza online di immagini che li riguardano. In alcuni paesi, come la Francia, sono già state introdotte normative per proteggere i minori da questa esposizione indesiderata. Il diritto alla privacy e all'identità personale è un tema centrale nella legislazione europea, e i genitori dovrebbero considerare attentamente l'impatto a lungo termine delle loro azioni sui social media.
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Condividere le foto dei tuoi figli online è davvero innocuo? Scopri i pericoli nascosti del "sharenting".