La NATO sta valutando un cambio di strategia che potrebbe sembrare un preludio alla guerra, ma che in realtà rappresenta una risposta alle minacce ibride della Russia. L'ammiraglio italiano Giuseppe Cavodragone, presidente del Comitato Militare della NATO, ha sottolineato la necessità di una postura proattiva e preventiva. Questo approccio non implica un attacco cinetico, ma si concentra su tre pilastri: cyber, manipolazione dell'opinione pubblica e spazio aereo. In pratica, si tratta di attuare misure di contro hacking, bloccare campagne di disinformazione e abbattere droni ostili prima che violino i confini.
La politica italiana ha reagito con indignazione, invocando l'articolo 11 della Costituzione che ripudia la guerra come strumento di offesa. Tuttavia, le azioni proposte da Cavodragone sono di difesa e rispondono a un'aggressione già in atto da parte della Russia. La legittima difesa, anche collettiva, è compatibile con la Costituzione italiana, e le misure di cyberdifesa non costituiscono una dichiarazione di guerra. Questo episodio evidenzia un gap culturale e strategico nella classe politica che fatica a comprendere la natura del conflitto moderno.
La frase "certe cose non si dicono, si fanno" attribuita al governo italiano solleva preoccupazioni sulla gestione segreta della sicurezza nazionale. La trasparenza è fondamentale per creare resilienza e consapevolezza tra i cittadini. La strategia delineata non è un'accelerazione verso il conflitto, ma un adattamento necessario alla nuova realtà delle minacce ibride e digitali. Invece di indignarsi, sarebbe opportuno comprendere e affrontare la difesa nell'era digitale.
In questa Puntata
La NATO prepara attacchi preventivi contro la Russia: un passo verso la guerra o una difesa necessaria?