Il Movimento 5 Stelle ha recentemente proclamato che la prossima elezione politica in Italia si svolgerà online, un annuncio che ha suscitato reazioni contrastanti tra esperti di sicurezza informatica e tecnologi. Fabio Pietrosanti, co-fondatore del Centro Hermes, sottolinea che il voto online è un'idea pericolosa e non attuabile in sicurezza. Nonostante il fervore politico, la comunità scientifica e tecnologica globale ha ampiamente respinto la fattibilità di un sistema di voto online sicuro, evidenziando i rischi di manipolazione e corruzione.
La conferenza organizzata alla Camera dall'onorevole Brescia ha visto una partecipazione unilaterale di sostenitori del voto elettronico, senza spazio per voci critiche. Questo atteggiamento ignora le esperienze di altri paesi dove il voto online è stato abbandonato per ragioni di sicurezza. L'Estonia rimane l'unico esempio di voto online, ma con una popolazione molto ridotta e condizioni socio-politiche non comparabili a quelle italiane. L'utilizzo della blockchain è presentato come una soluzione, ma gli esperti evidenziano che la vera vulnerabilità risiede nella fase di trasmissione del voto, non nella sua archiviazione.
L'adozione del voto online potrebbe portare a una pericolosa concentrazione di potere, facilitando la corruzione su larga scala. In paesi come gli Stati Uniti e la Germania, tali sistemi sono stati giudicati incostituzionali, poiché impediscono ai cittadini di verificare autonomamente i processi elettorali. Inoltre, studi empirici dalla Svizzera dimostrano che il voto online non aumenta la partecipazione elettorale, smentendo una delle principali argomentazioni a favore. È cruciale che la politica italiana consideri questi aspetti e adotti un approccio più informato e basato su dati concreti.
🎙️ Ospite: Fabio Pietrosanti, co-fondatore del Centro Hermes
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Voto online in Italia: rivoluzione democratica o rischio incostituzionale?