Un archivio contenente un migliaio di Green Pass è stato recentemente diffuso online, sollevando preoccupazioni sulla sicurezza dei dati personali. A differenza dei precedenti casi di falsificazione, questi documenti includono non solo i QR code, ma anche i dati completi degli utenti. La diffusione di tali informazioni potrebbe rappresentare una violazione del GDPR, considerando che nessun consenso è stato dato per la loro raccolta e conservazione. La situazione richiede un'indagine approfondita per identificare i responsabili e valutare le conseguenze legali.
L'ipotesi più plausibile è che tali Green Pass siano stati conservati illecitamente da esercizi commerciali o farmacie, che li hanno poi lasciati esposti o condivisi involontariamente. Le palestre e altre attività hanno spesso richiesto di conservare i Green Pass dei clienti, sebbene la legge non lo consenta. Questo comportamento, oltre a essere potenzialmente illegale, espone i dati a rischi di violazione. È fondamentale che i titolari dei Green Pass li mostrino solo quando necessario e non li trasmettano o conservino in modo non sicuro.
Il sistema di verifica dei Green Pass è messo in discussione dalla mancanza di controlli adeguati sull'identità degli utenti. Spesso, la verifica si limita a controllare la validità del QR code senza confrontarlo con un documento di identità, vanificando di fatto l'intero sistema. Questa lacuna potrebbe essere sfruttata da chiunque abbia accesso ai Green Pass rubati, mettendo a rischio la salute pubblica e la fiducia nel sistema di certificazione.
In questa Puntata
Green Pass rubati: quanto è sicuro il tuo certificato verde? Scopriamo i rischi e le falle di sistema.