La proposta di legge per regolamentare l'accesso a Internet da parte dei minori si concentra sulla necessità di verificare l'età degli utenti per rispettare le normative esistenti. Giulia Pastorella, deputata e vicepresidente del partito Azione, sostiene che le fasce di età sotto i 13 anni e tra i 13 e i 15 anni siano già soggette a restrizioni europee e internazionali, che richiedono il consenso parentale per l'accesso ai social. Tuttavia, le attuali misure di autodichiarazione sono spesso inefficaci, portando a sanzioni per le piattaforme. La proposta mira a implementare un sistema di verifica dell'età più solido, preservando al contempo l'anonimato e minimizzando la raccolta di dati personali.
Il dibattito si è acceso sul bilanciamento tra protezione dei minori e libertà d'uso di Internet. Alcuni esperti, come Guido Scorza del Garante della Privacy, sottolineano l'urgenza di strumenti di age verification efficaci, mentre Giovanni Ziccardi dell'Università di Milano evidenzia i benefici sociali dei minori sui social, avvertendo delle difficoltà tecniche e delle possibili elusioni dei sistemi di controllo. La proposta, pur essendo un segnale politico di tutela, deve coordinarsi con le normative europee per evitare frammentazioni e garantire un'applicazione uniforme.
Oreste Pollicino, docente di diritto costituzionale, evidenzia che la tutela dei minori è un valore fondamentale del costituzionalismo europeo, distinto dalla libertà assoluta americana. Suggerisce un approccio di co-regolamentazione che unisca pubblico e privato per una tutela efficace. La proposta di legge, sebbene criticata per potenziali rischi di controllo eccessivo, si inserisce in un contesto di necessità di protezione dei minori, un valore che, secondo Pastorella, è intrinsecamente liberale e non deve essere confuso con l'anarchia.
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"Internet vietato ai minori: tutela o censura mascherata?"