L'app di tracciamento per il Covid-19 in Italia sembra essere diventata più un simbolo di un processo decisionale opaco che una soluzione concreta. Nonostante la tecnologia sia pronta e Apple abbia rilasciato gli strumenti necessari per l'integrazione, il rilascio dell'app è ancora in sospeso. Il problema non risiede nella tecnologia, ma nel sistema di gestione dei contagi, che richiede non solo tracciamento, ma anche test e trattamento, un processo noto come 3T. Tuttavia, il sistema sanitario italiano non è attualmente in grado di gestire un numero sufficiente di tamponi, con stime che richiederebbero la capacità di analizzare 400.000 tamponi al giorno.
La situazione diventa ancora più complessa con l'introduzione di un sistema di codici colore che indica il livello di rischio di contagio. Senza tamponi sufficienti, chi risulta "giallo" dovrebbe auto-isolarsi senza sapere se è realmente contagiato. Questo approccio solleva dubbi sulla sua efficacia e sulla volontà delle persone di installare un'app che potrebbe costringerle a una quarantena preventiva. La mancanza di trasparenza e di coinvolgimento del Parlamento nel processo decisionale alimenta ulteriormente il senso di sfiducia nei confronti delle istituzioni.
Un recente decreto legge ha cercato di mettere ordine, stabilendo che il tracciamento deve essere decentralizzato e che i dati raccolti devono essere minimi e distrutti entro la fine del 2020. Tuttavia, rimangono aperte questioni cruciali, come la possibilità di risalire all'identità dei contagiati e la gestione della comunicazione pubblica, che è stata finora insufficiente. La speranza è che la società civile possa essere coinvolta in un dialogo aperto e costruttivo per migliorare il sistema, ma il tempo stringe e la fiducia nel progetto continua a diminuire.
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L'app di tracciamento è solo un pretesto? Scopri perché il vero problema è l'isolamento senza tamponi.