La polizia del Minnesota ha iniziato a utilizzare il contact tracing per identificare i manifestanti coinvolti nei disordini seguiti alla morte di George Floyd. Tuttavia, il processo non coinvolge app moderne come si potrebbe pensare. In realtà, si tratta di una pratica consolidata da decenni, che prevede l'analisi e il tracciamento dei contatti attraverso interviste e verifiche incrociate. Questo metodo tradizionale si differenzia notevolmente dall'exposure notification, la funzione delle app che avvisa gli utenti di potenziali contatti con persone infette.
Nel frattempo, una lettera congiunta dei governi europei ha richiesto a Google e Apple maggiore flessibilità nell'uso dei dati di contact tracing, attualmente decentralizzati e protetti da rigide limitazioni. Questa richiesta solleva interrogativi sulla privacy e sulla sicurezza dei dati, poiché la possibilità di un controllo governativo più ampio potrebbe minacciare le libertà individuali. Il dibattito si concentra sul delicato equilibrio tra sicurezza pubblica e protezione dei dati personali.
In un contesto in cui le media company sembrano assumere un ruolo di custodi della privacy, emerge una preoccupazione crescente per il potenziale abuso di strumenti tecnologici da parte dei governi. La decentralizzazione dei dati, come avviene con l'app Immuni, rappresenta una barriera contro l'uso improprio delle informazioni personali. Tuttavia, la pressione per allentare queste restrizioni rimane alta, mettendo in luce la necessità di una vigilanza costante per evitare che i dati vengano centralizzati e utilizzati senza il consenso degli utenti.
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La polizia può usare il contact tracing per rintracciare i manifestanti? Scopriamo come e perché la tecnologia sta cambiando le regole del gioco.