La complessa indagine sui Fratelli Occhio Nero svela un intricato sistema di intercettazioni informatiche che ha compromesso quasi 20.000 account, coinvolgendo figure di spicco della politica e della finanza. L'operazione, iniziata nel 2016, ha visto l'invio di email infette da studi legali compromessi, utilizzate per distribuire il trojan "iPyramid". Questo malware consentiva l'accesso remoto ai sistemi infetti, permettendo l'esfiltrazione di dati sensibili e il controllo totale delle macchine.
Le indagini hanno rivelato che il malware veniva aggiornato costantemente, aggiungendo funzioni come la geolocalizzazione delle vittime e l'invio di comandi tramite email. La scoperta di una licenza software collegata a Giulio Occhio Nero ha permesso di risalire ai responsabili. Il trojan ha colpito istituzioni di rilievo, tra cui ENAV e diversi studi legali, utilizzati come vettori per diffondere ulteriormente il malware.
Nonostante i tentativi di distruzione delle prove, le autorità sono riuscite a raccogliere dati sufficienti per richiedere la custodia cautelare dei fratelli Occhio Nero. L'indagine suggerisce che l'attività criminosa non fosse isolata, ma parte di una rete più ampia, coinvolgendo soggetti operanti nel settore politico e finanziario. La vicenda sottolinea la vulnerabilità delle infrastrutture critiche e la necessità di vigilanza costante nel cyberspazio.
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Un trojan nei tuoi messaggi: chi controlla davvero i tuoi dati?