La chiusura di Instagram in Russia ha lasciato molti influencer locali senza una piattaforma per comunicare con il loro pubblico, sollevando interrogativi su come la propaganda e la censura si intreccino in un contesto di guerra. Con i media occidentali che rimuovono contenuti pro-Russia, la narrativa dominante diventa inevitabilmente pro-Ucraina, creando un panorama informativo polarizzato. La Russia, impedendo l'accesso ai media occidentali, dimostra quanto poco interesse abbia a mantenere aperti questi canali per i suoi cittadini, se non può controllarli.
Nel frattempo, la Casa Bianca ha convocato 30 star di TikTok per fornire loro un briefing sulla guerra in Ucraina, evidenziando l'importanza dei social media come veicolo di informazione per i giovani. Sebbene non ci sia un obbligo per questi influencer di diffondere un messaggio specifico, la mossa sottolinea come la guerra dell'informazione sia combattuta su piattaforme digitali, dove la percezione del conflitto può essere modellata da contenuti virali.
Il riconoscimento facciale in Russia viene utilizzato non solo per automatizzare servizi come i pagamenti in metropolitana, ma anche per identificare dissidenti politici. Questo solleva preoccupazioni sulla privacy e la libertà individuale, in un contesto in cui le democrazie possono rapidamente diventare meno democratiche. Allo stesso tempo, tecnologie simili sono impiegate per identificare soldati russi in Ucraina, dimostrando come entrambe le parti del conflitto sfruttino la tecnologia per i propri fini.
Infine, la trasformazione dei gruppi NOVAX in sostenitori di Putin solleva interrogativi sulla natura del dissenso e su come certi gruppi siano pronti ad abbracciare narrative contrarie per principio. Questo fenomeno mette in luce la vulnerabilità delle opinioni pubbliche alla manipolazione, in un panorama informativo sempre più complesso e polarizzato.
In questa Puntata
Instagram chiuso in Russia e TikTok star convocate dalla Casa Bianca: chi influenza chi nella guerra dell'informazione?