Il Green Pass, o Covid Pass, è molto più di un semplice QR code. Non si limita a collegarti a una pagina web, ma contiene una vasta gamma di informazioni personali, tutte accessibili senza necessità di connessione internet. Questo codice, codificato in un formato chiamato base 45, racchiude dati come il nome, la data di nascita, il tipo di vaccino ricevuto, il numero di dosi e persino la data di emissione e scadenza del pass. Questa trasparenza, tuttavia, solleva preoccupazioni significative sulla privacy e sulla sicurezza dei dati.
La struttura del Green Pass prevede tre modalità di certificazione: vaccinazione, test molecolare e guarigione da Covid-19. Ogni modalità include dettagli specifici, come il tipo di test eseguito o la data del primo test positivo. La presenza di queste informazioni sensibili in un formato facilmente leggibile solleva interrogativi sull'uso potenziale da parte di terzi, che potrebbero discriminare in base allo stato vaccinale o di salute, violando la privacy degli individui.
Nonostante le rassicurazioni, le implicazioni della condivisione del Green Pass sono preoccupanti. La possibilità di accedere a dati personali sensibili attraverso un semplice QR code può portare a usi impropri, come la discriminazione da parte di datori di lavoro o l'esclusione da attività sociali. Inoltre, la mancanza di necessità di connettività per la verifica del pass non elimina il rischio di accesso non autorizzato ai dati. In un'epoca in cui la protezione dei dati è cruciale, la cautela è d'obbligo.
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