Il garante della privacy ha emesso un provvedimento di limitazione del trattamento dei dati personali contro Deep Seek, un'azione che ha suscitato grande interesse non solo in Italia ma in tutta Europa. Il provvedimento è simile a quello emesso in passato contro ChatGPT, ma le implicazioni per Deep Seek potrebbero essere più complesse. La questione centrale riguarda la giurisdizione e la capacità di enforcement delle autorità europee, soprattutto quando le aziende affermano di non operare nel territorio europeo, nonostante la presenza delle loro applicazioni sugli store digitali.
Deep Seek ha risposto alle richieste del garante italiano sostenendo di non aver mai operato in Italia e di non essere soggetta alla normativa europea sulla privacy. Tuttavia, le evidenze di una raccolta massiccia di dati dal web italiano e la disponibilità di servizi in Italia sollevano dubbi sulla validità di tali affermazioni. La situazione ricorda il caso di OpenAI, ma con una differenza fondamentale: Deep Seek non ha mostrato la stessa disponibilità a collaborare, rendendo più complesso il processo di enforcement.
La questione del blocco dei servizi digitali mette in luce la necessità di un approccio coordinato a livello europeo. Mentre l'Italia ha già preso provvedimenti, anche altri paesi come Irlanda e Belgio stanno iniziando a indagare su Deep Seek. La possibilità di bloccare l'accesso ai servizi tramite IP è limitata e facilmente aggirabile, ma potrebbe rappresentare un passo necessario se l'azienda non si conforma volontariamente. Questo caso potrebbe diventare un precedente importante per la regolamentazione della privacy in Europa, sollevando interrogativi su come le autorità possano garantire il rispetto delle normative in un contesto digitale sempre più globale e complesso.
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Il blocco del garante è solo l'inizio: chi controllerà la privacy dei tuoi dati in Europa?