La campagna turistica "Open to meraviglia", promossa da Enit e dal Ministero del Turismo, ha sollevato un polverone di critiche e ironie. Con un investimento complessivo di 9 milioni di euro, la campagna avrebbe dovuto rilanciare l'immagine dell'Italia nel mondo, ma ha finito per attirare attenzione indesiderata per una serie di errori imbarazzanti. Il video promozionale, sparito dai social, includeva spezzoni di stock video non italiani, tra cui una cantina slovena, sollevando dubbi sulla rappresentazione autentica del Bel Paese.
La superficialità della campagna non si ferma qui. La Venere del Botticelli è stata trasformata in un'influencer virtuale, con immagini costruite da frammenti di archivio e outfit presi da una casa di moda non italiana. Anche il sito web della campagna è stato oggetto di critiche: non accessibile, pieno di traccianti non dichiarati nella privacy policy e con traduzioni automatiche che hanno trasformato "camerino" in "wardrobe" e "brindisi" in "toast". La mancata registrazione dei profili social ha permesso a terzi di appropriarsi dei nomi, generando ulteriore confusione.
La risposta di Armando Testa, l'agenzia pubblicitaria dietro la campagna, è stata considerata puerile e fuori luogo, sostenendo che il dibattito suscitato fosse positivo. Tuttavia, la reazione internazionale, con articoli di testate come il Guardian e la CNN che ridicolizzano la campagna, suggerisce il contrario. La situazione offre comunque un'opportunità: Armando Testa ha ancora tempo per correggere il tiro e dimostrare la propria capacità di rappresentare l'Italia con la cura e la classe che merita.
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Open to meraviglia o Open to Slovenia? Scopri come 9 milioni di euro hanno creato una campagna turistica tutta da ridere.