Kaspersky, noto antivirus russo, è al centro di un acceso dibattito sulla sicurezza nazionale italiana. Stefano Quintarelli ha sollevato la questione dell'opportunità di ospitare un prodotto russo come Kaspersky all'interno delle infrastrutture critiche italiane. Il tema non è nuovo: già nel 2015, Bloomberg aveva sollevato preoccupazioni sui legami dell'azienda con l'FSB, l'agenzia di sicurezza russa. Recentemente, un'interrogazione parlamentare ha evidenziato che Kaspersky è integrato in numerosi enti pubblici italiani, inclusi ministeri e forze dell'ordine, sollevando interrogativi sulla sicurezza dei dati sensibili.
La situazione è complessa poiché, sebbene Kaspersky abbia ottenuto certificazioni di sicurezza in Italia, la sua origine russa e i legami storici del suo fondatore con il KGB generano diffidenza. In Francia, l'ANSSI ha suggerito cautela nell'uso del software, mentre Stati Uniti e Olanda hanno già bandito Kaspersky dai computer governativi. La preoccupazione principale è che il software possa essere compromesso non per volontà dell'azienda, ma per pressioni governative russe, data la natura privilegiata degli antivirus che operano a livello di amministratore di sistema.
Il dibattito si estende alla sovranità tecnologica e alla geopolitica, con il GDPR che limita il trasferimento di dati tra Europa e Stati Uniti a causa del Patriot Act. La questione è se lo stesso approccio debba applicarsi ai software russi. Mentre non ci sono prove concrete di compromissioni da parte di Kaspersky, il rischio teorico di backdoor o manomissioni solleva dubbi sulla continuità del servizio e sulla possibilità che clienti o governi possano escludere aziende che utilizzano software russo. La decisione di cambiare fornitore potrebbe dipendere più da considerazioni reputazionali e di business che da evidenze tecniche.
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Kaspersky può essere un rischio per la sicurezza nazionale italiana? Ecco cosa devi sapere.