Il Decreto Legislativo che recepisce in Italia l'AI Act introduce una normativa rivoluzionaria: vietare l'uso delle tecnologie di intelligenza artificiale ai minori di 14 anni senza il consenso dei genitori. Questa disposizione, che entrerà in vigore il 10 ottobre, pone interrogativi sulla sua effettiva applicabilità. Le tecnologie AI sono onnipresenti, dai giocattoli agli smartphone, fino agli assistenti vocali e alla domotica, rendendo complesso il controllo sull'età degli utenti.
Il principio alla base della normativa è chiaro: l'intelligenza artificiale non è un gioco e la responsabilità genitoriale deve essere centrale. Tuttavia, la pratica potrebbe rivelarsi un disastro normativo. La mancanza di un sistema efficace di verifica dell'età rischia di portare a dichiarazioni false da parte dei minori, come già avviene sui social. Inoltre, l'assenza di un meccanismo concreto per verificare l'identità dei genitori solleva dubbi sulla reale protezione dei dati personali.
Il rischio è di introdurre una medicina peggiore del male, con la necessità di trattare i dati personali dei genitori per verificare il consenso, anziché proteggere quelli dei minori. La normativa sembra scritta senza considerare la sua attuazione pratica, e potrebbe rivelarsi inefficace se non accompagnata da un sistema di age verification robusto. Il 10 ottobre si avvicina, ma la sensazione è che poco cambierà nel panorama reale dell'uso dell'AI da parte dei minori.
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L'Italia vieta l'AI ai minori di 14 anni: utopia o realtà dal 10 ottobre?